Il bardo e la Vita Eterna

 

… <<La parola tibetana bardo si compone di bar, che vuol dire “fra”, e do, “due” tanto da significare “fra i due” (Paradiso ed Inferno n.d.r.). È stata prevalentemente tradotta con “stato intermedio”, nel senso di stato posto fra l’una “vita” e l’altra. Ma il significato principale ci sembra invece essere “stato fra i due” nel senso di stato incerto, di stato non ancora univocamente determinato, quasi di “bivio”. L’insegnamento in parola si basa dunque sull’indeterminazione che gli stati postumi e lo stesso punto della morte offrono a chi, avendo seguito in vita una disciplina spirituale, eviti o superi la crisi-deliquio inerente al cambiamento di stato. Costui può intervenire. Egli può guidare il proprio destino. E se le sue forze non dovessero essere sufficienti per fargli realizzare subitamente la suprema liberazione (il Paradiso, n.d.r.), gli sono indicati i mezzi per scegliersi una sua nuova manifestazione nel mondo condizionato (la Vita sulla Terra – l’Inferno, n.d.r.)…>>

<<Alla morte, come nel sonno prolungato, la coscienza normale è riassorbita e scompare. Solamente chi è divenuto un “Vivente”, chi ha conseguito il Risveglio,  viene inscritto nel “Libro dell’Eterno” o, come si diceva nell’antico Egitto, nell’ “Albero della Vita”>>

 
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