Un vuoto assoluto

UN VUOTO ASSOLUTO

 

“L’essere testimoni distaccati di ciò che accade, come
tu dici che avviene la meditazione, porta sempre gioia? I momenti che io
definisco <<essere un testimone>> a volte si presentano come qualcosa di
remoto – pressoché freddi nella loro neutralità. Altre volte, essi sembrano ali
che si schiudono e volano felici sul mare aperto.

 


“Lo stato di osservazione distaccata del testimone non è freddo e non è caldo.
Non è felicità né infelicità. Non è oscuro né luminoso. Non è vita né morte. Le
Upanishad dicono: <<Neti neti – né questo né quello>>.

Se provi gioia, ti sei già identificato; l’essere
testimone è scomparso. Se ti senti triste, non sei più un testimone, hai
dimenticato l’osservazione distaccata, ti sei lasciato coinvolgere. Tu sei colorato
dalla tua psicologia del momento: gioia, tristezza, tutte le dualità sono parte
della tua psicologia. E l’essere testimoni è una trascendenza; non è qualcosa
di psicologico.

L’intera
arte della meditazione si fonda sull’essere testimoni. Ma allora cosa porta? Al
massimo possiamo dire che arreca una pace totale; porta semplicemente un
silenzio eterno
. Non si può definirlo come gioia.
Nel momento in cui lo definisci come gioia, sei di nuovo caduto nel mondo della
dualità. In questo caso, sei diventato parte di ciò che scorre, hai cominciato
ad aggrappartici.

Lo
stato della testimonianza rimane indefinibile. Ecco perché Buddha non ha
affatto usato la parola <<beatitudine>>: può darvi un’idea errata –
visto che nella vostra mente la beatitudine significherà felicità. È così che
la tradurrete, sarà un’interpretazione. Buddha non ha usato la parola
<<beatitudine>>, ne ha usato la parola <<Dio>>.

La
parola che ha usato è <<vuoto assoluto>> – shunyam. Non
rimarrà nulla, solo un assoluto silenzio, un vuoto assoluto – ma non il vuoto
cui allude il significato inglese della parola. Shunyam ha una
connotazione del tutto diversa: è stato tradotto e può essere tradotto solo
come vuoto, ma <<vuoto>> è qualcosa di negativo, vuoto
implica che manchi qualcosa, vuoto significa sentirsi soli. Il vuoto non è una
qualità della vita, ma della morte.

Shunyam
non è qualcosa di negativo; non è neppure positivo, come può essere negativo?
Significa semplicemente che sei solo – non isolato, ma solo. Non ti manca
nulla. Tu sei vasto, in te esiste uno spazio immenso, ma non è vuoto di
qualcosa. Al contrario, è assoluta pienezza. È pieno di vuoto – se mi
permettete questa espressione. È colmo di vuoto, ma ci si sente appagati.

Shunyam
sta fiorendo in te. C’è una pace infinita, ma non gioia, perché la gioia
diventa qualcosa di positivo; ma non tristezza, perché la tristezza diventa
negativa. La pace è esattamente nel mezzo
, né
fredda né calda. Non è neutralità, non è indifferenza. Non è uno stato in cui
volti le spalle a qualcosa, cui non sei più interessato. No, il problema del
disinteresse non si pone, né quello dell’indifferenza o della neutralità. Tu
sei totalmente presente, assolutamente presente, completamente presente, ma sei
simile ad uno specchio, rifletti semplicemente qualsiasi cosa accada”…

Fonte: Osho “Questioni d’Amore”. © 1995 by Stampa Alternativa (pag. 15-16). © 1990
Osho International Foundation

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