L’ESSERE MERAVIGLIOSO

<<Sì, ho veduto degli angeli, se per angeli intendete quegli esseri spirituali che mai hanno dimorato sulla Terra quali uomini. Come un uomo ad una roccia, per splendore di vita, così può paragonarsi un angelo ad un uomo. Se noi abbiamo mai provato un tale stato di estasi eterica, l’abbiamo, poi, perduto per la nostra lunga mescolanza con la materia. Potremo mai riacquistarlo? Forse; dipende da noi. Volete che vi parli di un essere che chiamo “Il Meraviglioso”? Se tale essere ha un nome in paradiso, io non l’ho mai sentito. Questo Essere Meraviglioso è egli uomo o donna? Talvolta sembra l’uno, talvolta l’altra. Vi è qui un mistero che non sono in grado di penetrare. Una notte mi sembrava d’essere appoggiato su un raggio lunare, cosa che significa che il poeta esistente in fondo a tutti gli uomini era sveglio in me. Mi sembrava di essere adagiato sopra un raggio di luna, col cuore traboccante d’estasi; in quel momento ero sfuggito agli artigli del tempo e vivevo in quella quiete eterica che è, semplicemente, l’attività del rapimento innalzato all’ultima potenza. Stavo, forse, pregustando un po’ di quello stato paradossale che i sapienti dell’Oriente chiamano Nirvana. Ero vivamente cosciente del raggio lunare e di me stesso, ed in me sembravano esistere tutte le cose che esistono nell’universo. Fu il più grande avvicinamento da me mai provato alla realizzazione di quella suprema affermazione: “Io sono”. Tanto il passato quanto il futuro sembrano ugualmente presenti in quel momento; se una voce mi avesse affermato che era ieri, avrei convenuto in tale asserzione; se mi avessero detto che era un milione d’anni a venire, non importava affatto. Può darsi che “Il Meraviglioso” si mostri soltanto a coloro per i quali il momento e l’eternità sono tutt’uno. Udii una voce dire: “Fratello, sono io”. Non vi fu dubbio alcuno nella mia mente riguardo a colui che aveva parlato: “Sono io” può essere pronunciato con simile intonazione soltanto da un essere la cui individualità è talmente vasta da essere quasi universale, e che si è tuffato nell’oceano del tutto; ma che pur conosce l’attimo, stante la sua inclusività. Innanzi a me stava l’Essere Meraviglioso, sfolgorante della sua luce. Fosse stato meno bello, avrei potuto trasalire dalla meraviglia. Ma l’assoluta perfezione della sua forma e della sua presenza diffondeva un’atmosfera di calma. Non ne fui stupito, perché lo stato della mia coscienza era meraviglia. Ero giunto ad un’altezza talmente elevata, al di sopra del comune, che mi mancava la misura sulla quale basarmi per misurare l’esperienza di quel momento. Immaginate la giovinezza resa immortale, l’evanescente fatto eterno. Immaginate la rosea freschezza delle guance di un bimbo ed occhi traboccanti della conoscenza dei secoli. Immaginate lo splendore di migliaia di vite concentrate in quegli occhi ed il sorriso sulle labbra, un sorriso d’Amore tanto puro che nulla chiede in risposta a coloro ai quali sorride. Ma il linguaggio terrestre non può descrivere ciò che non è terrestre, né può, l’intelletto umano, affermare, in quel momento, le gioie che l’Essere Meraviglioso mi rivelò, in quell’ora di vita suprema. Le possibilità dell’esistenza sono state ampliate per me, i poteri dell’anima sono stati resi più profondi. Chi vede una volta l’Essere Meraviglioso non è più quello di prima; potrà, per qualche tempo, obliare, e smarrire nei problemi della vita la magia di quella presenza; ma, quando gli si riaffaccia il ricordo, viene nuovamente portato sulle ali del precedente rapimento. Una tale esperienza può darsi che un altro possa farla mentre si trova nello spazio fra le stelle; ma essa, quando è il suo momento, deve essere la stessa per tutti, poiché soltanto a coloro che si trovano nello stato in cui esso esiste, il Meraviglioso può rivelarsi>>…

Fonte: Emma Barker, “La Vita dopo la morte” (pag. 98-99). © 2001 Hermes Edizioni.

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