EMOTIVA-MENTE

 

Forse anche TU, cara Anima,

ti sei chiesta dove IO traggo ispirazione

per scrivere ogni mia riflessione …

 

Ti rispondo che essa, solitamente,

è figlia d’una meravigliosa emozione …

ma può anche accadere che determinate circostanze,

reputate da tanta gente come banali coincidenze,

mi esortino a pensare diversamente

 

 Dopo un’attenta osservazione,

sono giunto alla conclusione

che il mio è un semplice tentativo

mirato a cercare d’interpretare

ciò che mi coinvolge, emotiva-mente …

 

Ho scelto di provare a reinterpretare, ora,

ciò che è stato detto o scritto nel passato,

dato che quello, probabilmente,

è stato, sì, un importante messaggio

ma più adatto a chi “allora” ne ha approfittato,

per destarsi dal sonno

che a lungo l’aveva tenuto addormentato

ed ho potuto così iniziare, consapevolmente,

un nuovo, entusiasmante, viaggio …

 

Ora tocca a TE, a farti coraggio,

puoi riuscirci in un sol momento,

ribellandoti, interiormente, alle assurde idee

che ancora stazionano nella tua mente

e che, rendendoti schiava di te stessa,

ostacolano il necessario adattamento

al continuo cambiamento …

 

COINCIDENZE

… <<Tanto si è detto delle coincidenze di cui la vita è fatta, intessuta e composta, ma quasi nulla si è raccontato degli incontri che, giorno dopo giorno, si verificano, nonostante che, quasi sempre, siano proprio questi eventi a indirizzarla ed a determinarla, benché, a difesa di quella parziale percezione delle contingenze vitali, si possa ribattere che un incontro, a stretto rigor di termini, è una coincidenza. Il che non significa, è chiaro, che tutte le coincidenze debbano essere incontri. Dicono gli esperti nelle regole della buona narrazione che gli incontri decisivi, proprio come succede nella vita, dovranno essere inframmezzati ed incrociati con altri mille di poca o nulla importanza, talché l’eroe della storia non si veda trasformato in un essere eccezionale al quale nella vita potrà accadere di tutto, tranne che banalità. E aggiungono che questo procedimento narrativo è il migliore ai fini della verosimiglianza, perché se l’episodio immaginato e descritto non è né potrà mai diventare un fatto, un dato della realtà, ed entrare in essa, che almeno sia in grado di sembrarlo, non come in questo nostro racconto, nel quale si è abusato troppo palesemente della fiducia del lettore, portando Gesù a Betlemme e, lì, appena arrivato, facendogli incontrare faccia a faccia la donna che era stata la sua levatrice. Sono nato qui, pensava, ho dormito in quella mangiatoia, sul sasso su cui sono assiso si sedettero mio padre e mia madre, qui siamo rimasti nascosti mentre in paese i soldati di Erode andavano ad uccidere gli innocenti, per quanto possa fare non riuscirò ad udire il grido di vita che ho emesso nascendo, e tanto meno sento le urla di morte dei bambini e dei genitori che li vedevano morire, niente viene a rompere il silenzio di questa grotta in cui si sono uniti un principio ed una fine, pagano i padri per le colpe che hanno, i figli per quelle che avranno, così mi hanno spiegato al Tempio, ma se la vita è una sentenza e la morte una giustizia, allora non è mai esistita al mondo gente più innocente di quella di Betlemme, di quei bambini morti senza colpa e di quei padri che quella responsabilità non hanno avuto, né deve esserci stata gente più colpevole di mio padre, che tacque quando avrebbe dovuto parlare, e adesso io, cui la vita fu risparmiata perché conoscessi il delitto che mi ha salvato, anche se non avrò altre colpe, questa mi ucciderà.>> …

(Fonte: José Saramago, “Il vangelo secondo Gesù Cristo”. © 2010 Ed Feltrinelli ristampa 2014, pag. 171-172, stralcio)

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